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Pelleggrinaggio a Lourdes - maggio 2003

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Venerdì pomeriggio, caldo afoso, ma in casa si sta bene. Nell’aria si respira il profumo  dei fiori di primavera. Alle 18 devo essere in stazione  a Bergamo; nell’ultima mezz’ora a casa controllo che nei bagagli ci sia tutto: pantaloni, giacca, camicie, calze colorate, bretelle, palloncini, macchina fotografica, i miei pupazzi Dentino e Liquirizia, cerotti colorati, trucchi colorati, nasi rossi, cuori da gonfiare. Sembra che non abbia dimenticato nulla… e anche se mancasse qualcosa adesso è ora di partire.
Solo cinque giorni fa Pallino mi aveva detto:”L’UNITALSI ha chiesto un clown che accompagni il pellegrinaggio a Lourdes, però credo che ormai sia troppo tardi per farti iscrivere”. E invece è successo! Eccomi sul treno; davanti a me un pellegrinaggio che non ho cercato, ma che è venuto a prendermi quasi di forza. Non ho nessun programma, nessuna grazia particolare da chiedere alla Madonna. Eppure sento di trovarmi nel posto giusto.
La gente guarda Rebus che spinge  la sua carrozzina… si avvicina per sbirciare… e ride. Cominciamo bene!
Una mano mi scuote… ronf… ronf… due mani mi scuotono… ronf… ronf… quando mi sveglio mi accorgo di essere tornato di nuovo in Italia. Il treno si avvicina a Bergamo. Ogni minuto sono un chilometro più vicino a casa e ad ogni chilometro che passa mi accorgo di quanto sono preziose le persone che ho conosciuto qui.
Abbiamo riso, scherzato, aiutato i malati, pregato, siamo stati ore alla grotta di Bernadette, dormito poco, ascoltato tanto. Ho visto tutti i nostri cuori aprirsi lungo il cammino, buttare fuori storie tristi e lasciar spazio a nuovissime speranze.
Scendo dal pullman e mentre aspetto che vengano a prendermi apro il libro che Maddalena mi ha regalato: “I ragazzi delle fogne di Bucarest”. Parla anche di Miloud. E sono pronto a scommettere che non è un caso. Sarà la prossima missione?

 

  Ho passato cinque giorni indimenticabili. Ventiquattro ore al giorno vestito da claun (anche perché dormivo col pigiama da claun). Ottanta cuoricini gonfiati e donati ai malati delle carrozze attrezzate. Trecento sculture di palloncini lasciate ai pellegrini. Trenta nasi regalati ad altrettante persone perché contagino il mondo di gioia. Ed ho la certezza che lo faranno, perché quando si torna da Lourdes si ha nel cuore una candela accesa. E non è una metafora! La mia ad esempio è gialla e profumata alla vaniglia. Ed ogni persona che ci si trova di fronte viene illuminata da questa luce e scaldata dal suo tiepido calore.

Anche oggi si è compiuta la magia dell’amore: “Quando pensi di aver dato tutto quello che potevi avere, allora ti accorgi di averne ricevuto cento volte tanto”. E di questa magia ti posso svelare il trucco, avvicina l’orecchio: “non interrompere mai questo circolo gioioso, continua a donare!”

 

 

... con un grazie particolare a Maria, protagonista di tutto questo.

 

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